Odissea: il colore come narrazione

Dodici inquadrature, Dodici palette, una sola idea di fondo: in questo film ogni colore racconta qualcosa che il copione, da solo, non direbbe.

Del film di Christopher Nolan si è già parlato molto, ed è giusto così: un adattamento come l'Odissea porta con sé un peso specifico non da poco. Io però, guardandolo con l'occhio del visual designer, non riesco a fermarmi solo alla storia. Quello che mi ha colpito di più è quanto lavoro ci sia dietro ogni singola inquadratura, non solo nella composizione, ma soprattutto nella scelta dei colori, usata come vero e proprio strumento di racconto.

In questo articolo provo a spiegare perché. Ho selezionato dodici fotogrammi del film e li ho analizzati esattamente come farei con un moodboard per un cliente: ho estratto la palette dominante di ciascuno, ho osservato come è costruita l'inquadratura, e ho provato a capire perché quella combinazione di colori, e non un'altra, funziona proprio in quel punto della storia.

Ho aggiunto anche qualche nota di psicologia del colore, cioè il modo in cui certe tonalità comunicano emozioni e stati d'animo in maniera quasi automatica, indipendentemente dal contesto culturale. È una materia che uso spesso nel mio lavoro di branding, e credo aiuti a capire meglio perché queste scelte cromatiche non sono mai casuali.

Due parole prima di partire, per chi non mastica quotidianamente il linguaggio del cinema: quando parlo di campo medio, primo piano o campo lunghissimo mi riferisco a quanto la macchina da presa si avvicina o si allontana dal soggetto: un primo piano isola il volto o un dettaglio, un campo lunghissimo mostra un intero paesaggio con le persone ridotte a piccoli elementi al suo interno. Con controluce intendo invece una scena illuminata da dietro il soggetto, che finisce quindi per apparire come una sagoma scura contro una fonte di luce più chiara. Sono terminologia tecniche, ma il loro effetto lo percepiamo tutti anche senza conoscerne il nome.


01. Agamennone di spalle, nella foschia

Inquadratura: campo medio, controluce

Il comandante ci viene mostrato di spalle: non vediamo il suo volto, solo la sagoma e l'ornamento dorato intrecciato nei capelli. È una scelta che dice molto: prima ancora di conoscerlo come persona, lo riconosciamo come simbolo di autorità.

Tutta la scena è avvolta da una foschia blu che appiattisce la profondità e trasforma l'esercito sullo sfondo in una massa indistinta. Le uniche note calde sono le faville rosso-arancio che si intravedono nell'aria: bastano quelle, da sole, per farci percepire che siamo già in un contesto di guerra.

Il blu è la tonalità che associamo più spontaneamente a controllo, distanza emotiva e autorità, non a caso è il colore più usato al mondo per le divise militari e le identità istituzionali. Qui, unito al quasi totale assenza di calore, comunica un potere freddo e impersonale. Le faville arancio, per contrasto, introducono l'unica traccia di tensione e pericolo imminente in una scena altrimenti glaciale.

#26364A

Blu Notte

#4A5C6E

Foschia

#0D1114

Pennacchio

#C9A05C

Decoro

#D4552E

Faville


02. Agamennone e Ulisse, elmi a confronto

Inquadratura: primo piano di quinta o sopra la spalla, confronto tra capi

È l'inquadratura classica del dialogo tra due leader, solo che qui non vediamo due volti ma due elmi, la maschera che precede l'uomo, sempre. I medaglioni dorati a forma di leone, insieme al pennacchio del casco di Ulisse, sono l'unico accento caldo in una palette quasi interamente desaturata: acciaio, grigio, un cielo che sfiora il bianco. Anche i soldati sullo sfondo, fuori fuoco, sembrano privi di colore. È una scena che racconta la gerarchia militare usando quasi soltanto tonalità neutre.

I grigi e gli acciai comunicano rigore, disciplina e assenza di emotività, sono i colori dell'ordine gerarchico, non del sentimento. L'oro dei medaglioni, in un contesto così spoglio, funziona come segnale di status: basta pochissimo colore, se posizionato bene, per indicare chi comanda.

#3A3D42

Acciaio

#52585F

Elmo

#D8D2C4

Cielo

#B99552

Medaglioni

#7A2E2E

Pennacchio


03. Antinoo, illuminato dalle torce

Inquadratura: primissimo piano, luce ambientale calda

Qui il registro cambia del tutto: siamo in un interno, illuminato solo da torce, e tutto vira verso l'ambra. È un'illuminazione che ricorda certi dipinti di Caravaggio, scolpisce il volto e lascia tutto il resto nel buio. Anche l'anello dorato al dito, che riflette la luce, non è un dettaglio casuale: in un'inquadratura così ravvicinata, ogni riflesso viene pensato in fase di ripresa.

L'ambra e i toni caldi come questo evocano intimità, memoria e introspezione, sono colori "vicini", che accorciano la distanza tra spettatore e personaggio, l'esatto opposto della freddezza distante che abbiamo visto nella prima tavola. Non è un caso che il cinema usi da sempre la luce calda per i momenti in cui un personaggio si mostra più vulnerabile o riflessivo.

#A8641E

Luce

#4A2F1A

Cuoio

#100C08

Ombra

#C9974A

Anello

#B87D52

Pelle


04. Il Cavallo di Troia trainato sulla spiaggia

Inquadratura: campo lunghissimo, la scala applicata alla regola dei terzi

Questa è probabilmente l'inquadratura simbolo del film: minuscole figure umane che trascinano un oggetto enorme in un paesaggio ancora più vasto. La palette è desaturata, quasi un monocromo color sabbia, la stessa scelta che si vede spesso nei western, dove il colore viene volutamente ridotto per lasciare che sia la composizione, non la tinta, a comunicare la grandezza della scena.

I toni sabbia e beige comunicano neutralità e sospensione, non trasmettono urgenza né pericolo, ma una sorta di attesa silenziosa. È una scelta efficace proprio perché contrasta con la tensione della storia che stanno raccontando: il colore "si mette da parte" per lasciare che sia la scala dell'immagine a colpire lo spettatore.

#D9C9A8

Sabbia

#E8DCC0

Foschia

#8E9491

Ombra

#B8A05E

Oro spento

#5C4A34

Legno


05. La marcia nella foresta dei Lestrigoni

Inquadratura: campo medio, luce ambientale diffusa

È la prima vera palette "verde" del film, e non è un caso: qui la storia esce dal registro marziale di mare e mura per entrare in un territorio ostile e organico, diverso da tutto quello che abbiamo visto fino a questo punto. I pennacchi rosso vino sui caschi sono l'unico elemento che collega visivamente questa scena a quelle di guerra: un piccolo promemoria che, anche nel folto della foresta, questi restano soldati in marcia.

Il verde è associato a natura, crescita, ma anche, in tonalità più cupe come questa, a territori sconosciuti e potenzialmente ostili. È un colore che comunica un senso di attesa vigile, diverso sia dal blu istituzionale della guerra sia dal caldo intimismo delle scene domestiche.

#6B7355

Cespugli

#55483A

Alberi

#C9CDC4

Nebbia

#6E716E

Armature

#7A2E28

Pennacchio


06. L'ingresso della caverna di Polifemo

Inquadratura: silhouette, contrasto assoluto

Questa è l'inquadratura più radicale di tutta la selezione: il 90% del fotogramma è nero pieno, e le figure sono ridotte a sagome contro un'apertura di luce calda. Qui non si può parlare davvero di "palette" nel senso classico: è quasi un esercizio di sottrazione totale. Ed è efficace proprio per questo: non mostrando nulla del pericolo, lo lascia immaginare, e la nostra immaginazione, quasi sempre, è più efficace di qualsiasi effetto visivo.

Il nero, in assenza di altri colori, non comunica un'emozione precisa quanto un'assenza di informazioni ed è proprio questa mancanza a generare tensione. È una tecnica che il cinema horror e thriller usa da sempre: quello che non vediamo spaventa più di quello che vediamo.

#050505

Buio

#2B211A

Roccia

#E8DEC6

Luce

#B8935C

Riflesso

#1A1613

Ombra


07. Ulisse nella città in fiamme

Campo medio, controluce

Se la tavola precedente era tutta sottrazione, questa ne è l'esatto opposto: saturazione totale sull'arancio, con l'eroe ridotto a una sagoma scura, immobile, mentre attorno a lui altre figure si muovono in preda alla concitazione. Quello che prima il buio nascondeva, adesso il fuoco lo mette a nudo. Dieci anni di attesa esplodono tutti in questa singola inquadratura.

L'arancio è, tra tutte le tonalità, quella più legata a energia, urgenza e, in questa intensità, pericolo imminente. È un colore che il nostro cervello associa istintivamente al fuoco reale, quindi genera una risposta quasi fisica di allerta anche solo guardandolo su uno schermo.

#D4881E

Torri

#EFB03E

Fiamme

#0D0A08

Sagome

#4A3420

Fumo

#8A6438

Mura


08. La nave solitaria, in mare al crepuscolo

Inquadradura: campo lunghissimo aereo, unico elemento in scena

Dopo tanto fuoco e ferro, questa inquadratura permette finalmente di respirare. La nave è ridotta a un piccolo punto scuro in un oceano che occupa quasi tutta l'inquadratura, con una sottile striscia di rosa e indaco a segnare il crepuscolo all'orizzonte. È fotografia di paesaggio nel senso più puro, e serve a farci percepire fisicamente quanto sia piccolo Ulisse rispetto al viaggio che lo attende.

L'indaco e il blu scuro sono le tonalità più spesso associate a introspezione, malinconia e solitudine, non a caso vengono usate così spesso per rappresentare visivamente i momenti di isolamento in un racconto. Il tocco di rosa all'orizzonte, per contrasto, introduce una nota di speranza sottile, quasi impercettibile.

#26374E

Mare

#16222F

Notte

#E0A88C

Tramonto

#A99FA8

Nuvole

#0A0F14

Nave


09. Il ritratto di Penelope

Inquadratura: primo piano, luce naturale diffusa

Questa è la prima apparizione di Penelope nella nostra selezione, e la palette scelta le costruisce addosso un'identità cromatica che la accompagnerà per tutto il film: il colore petrolio della veste contro un cielo pallido, l'oro dei gioielli come unico segno di lusso concesso. È un colore "regale ma trattenuto", mai sfarzoso, sempre composto, esattamente come ci si aspetterebbe dalla regina di Itaca.

Il petrolio (un blu-verde profondo) è una tonalità che nel linguaggio del colore comunica stabilità, autocontrollo e raffinatezza senza ostentazione, è spesso la scelta di chi vuole trasmettere autorevolezza senza bisogno di apparire vistoso. È lo stesso principio che si applica, ad esempio, quando si sceglie la palette di un brand che vuole comunicare solidità piuttosto che vivacità.

#A9B6BE

Cielo

#1F4A45

Veste

#C9A050

Gioielli

#C99B7C

Pelle

#14100D

Capelli


10. La sfida di Penelope

Inquadratura: campo medio, luce ambientale diffusa

Stesso colore regale, stessa identità cromatica del ritratto precedente, ma questa volta la vediamo in un interno illuminato a torce, con il telaio sullo sfondo come elemento narrativo silenzioso, quasi un indizio lasciato lì per lo spettatore attento. La cintura color bordeaux e il collare dorato sono gli unici accenti che si staccano dal fondo caldo della stanza: continuità nel personaggio, ma un cambio di contesto che lascia presagire quello che accadrà.

Il bordeaux, un rosso scurito e profondo, comunica determinazione contenuta, meno impulsivo dell'arancio o del rosso puro visti in altre tavole, più simile a una tensione trattenuta sotto controllo. Accostato al petrolio della veste, racconta bene un personaggio che decide di agire senza mai perdere la propria compostezza.

#8A5A2E

Mura

#5C3A1E

Decori

#1F4A45

Veste

#6E2430

Cintura

#C9A050

Gioielli


11. L'elmo tra le tombe dei soldati

Inquadratura: piano ravvicinato con messa a fuoco selettiva, luce ambientale diffusa malinconica

Una delle inquadrature più fotografiche di tutta la selezione: l'elmo in primo piano è a fuoco, il campo di sepolture sullo sfondo è sfocato, la luce è calda e bassa, tipica del tramonto. Questa scelta di profondità di campo ridottissima è già di per sé una dichiarazione: non serve inquadrare l'intero campo di battaglia, basta un elmo abbandonato a terra per raccontare il costo umano della guerra.

I toni caldi e smorzati del tramonto (sabbia, ocra, ombre brune) sono spesso usati per accompagnare momenti di lutto o riflessione: comunicano calore residuo, quasi un ultimo bagliore, più che dolore acuto. È una scelta che rende la scena malinconica senza scivolare nel drammatico.

#C9A876

Sabbia

#E0DACB

Foschia

#5A6470

Armatura

#B8642E

Pennacchio

#40342A

Ombra


12. Lo spazio della mente

Inquadratura: campo medio americano, luce naturale diurna

Chiudiamo la selezione con la palette più dimessa di tutte: un bianco-grigio piatto, un terreno fangoso desaturato, abiti chiari e semplici. Nessun oro, nessun fuoco, nessun colore regale, solo due figure vulnerabili in un paesaggio neutro e silenzioso. Dopo tanta intensità cromatica, questo "silenzio" visivo pesa quanto una scena di battaglia: è una fotografia che riesce a restituire visivamente lo spazio infinito della mente.

L'assenza quasi totale di colore saturo, solo grigi e bianchi sporchi, comunica vuoto, sospensione, uno stato mentale più che fisico. È una scelta che il cinema usa raramente perché rischia di risultare piatta, ma che qui funziona proprio perché arriva dopo undici tavole cariche di colore: il contrasto, in questo caso, è tutto nella sottrazione.

#C7C4BC

Cielo

#8F9187

Palude

#E6DED0

Veste Atena

#6E6A5C

Veste Ulisse

#A68A68

Pelle

Tesi e conclusioni

Guardando queste dodici tavole una in fila all'altra, emerge un'idea sola, ripetuta con coerenza dall'inizio alla fine: in Odissea il colore non si limita a decorare la storia, la scrive. Il blu e il rosso della guerra, il petrolio trattenuto di Penelope, l'ambra della memoria e del fuoco, il bianco quasi assoluto che chiude il cerchio, ogni famiglia di colori torna, si ripete, si intreccia con le altre esattamente nei momenti in cui serve. Non è un caso, ad esempio, che lo stesso pennacchio rosso di un elmo compaia identico nella foresta e nella città in fiamme: è un filo conduttore che sembra tirato scena per scena, ma che in realtà è stato pensato come un sistema unico, dall'inizio alla fine del film.

Per chi, come me, lavora ogni giorno con il branding e l'identità visiva, guardare un film costruito così è quasi una lezione gratuita di aggiornamento professionale. La coerenza cromatica di un personaggio attraverso contesti di luce completamente diversi - pensiamo a Penelope nelle tavole 09 e 10 - è esattamente lo stesso esercizio che si fa quando si costruisce una palette destinata a reggere su digitale, stampa e ambienti fisici, restando sempre riconoscibile. Nolan e il suo direttore della fotografia lo hanno fatto su scala epica, ma il principio alla base è identico a quello che applichiamo ogni giorno su progetti molto più piccoli.

Fonte immagini: IMDB